La COLPA e il SENSO di COLPA

24.09.2017

Nessun carico di sensi di colpa può cambiare il passato e nessun carico di preoccupazioni può cambiare il futuro.
(Anonimo)

La COLPA vi è quando si fa del MALE o si lede VOLUTAMENTE qualcuno. E questo è fuor di dubbio. Il SENSO di COLPA invece può essere indotto, instillato, senza che sussista una reale colpa.

Coloro che insinuano SENSI DI COLPA negli altri, senza che quest'ultimi abbiano arrecato danni, si chiamano RICATTATORI. Il ricattatore, attraverso il senso di colpa IMMOBILIZZA i pensieri, le azioni, l'evoluzione della persona "condannata".

Come scrive nel suo libro Susan Forward: Senso di Colpa:

"I ricattatori ci fanno sempre sapere che devono averla vinta perché il risultato al quale aspirano è più ricco d'affetto, più moderno, più maturo, insomma è la cosa migliore. E per questo hanno il diritto di conseguirlo. Allo stesso tempo ci chiamano EGOISTI, RIGIDI, IMMATURI, SCIOCCHI, INGRATI, DEBOLI. Ogni  nostro tentativo di resistenza si trasforma in un'evidente manifestazione delle nostre pecche."

Il SENSO di COLPA ci costringe a pensare, a riflettere, a cadere in un vortice di dubbi e di insicurezze dove, soffermandoci, indugiando e rivangando troveremo per forza una colpa anche nostra, o per lo meno una compartecipazione anche inconscia che porteremo alla LUCE, ingigantendola al punto tale da puntare il dito contro noi stessi come l'unica parte in causa di un TUTTO.

Eppure, se protratto a lungo su uno stesso individuo, il SENSO di COLPA rientra tra le molestie morali, poiché lede l'integrità di chi lo subisce. Ne corrompe l'opinione di sé, ne ferisce l'identità. E la dignità. La "vittima" si ritrae in un guscio di silenzio autopunitivo, mentre il RICATTATORE potrà guardarla con disprezzo e indifferenza passando dalla parte del GIUSTO.

Questi meccanismi PERVERSI NON scattano soltanto nella coppia, ma spesso avvengono anche nelle famiglie. Ecco cosa scrive Susan Forward:

"Molte famiglie che custodiscono segreti vergognosi di abuso infantile, alcolismo, malattie mentali o suicidi, decidono tacitamente di tenere nascosto ciò che è accaduto. Ma quando uno dei familiari invia un messaggio diverso, e inizia a sottrarsi a un sistema che sopravvive solo grazie alla negazione degli eventi e al segreto, gli altri membri della famiglia marchiano il ribelle come pazzo, vendicativo, o distruttore di famiglie, perché osa parlare di una storia che è rimasta nascosta e negata per molto tempo. E' un assioma della psicologia che, più una famiglia è problematica e più cercherà di fermare i suoi componenti quando  cercano di guarire."



Che cosa produce il senso di colpa?


Come si legge nei testi di Susan Forward e M.F. Hirigoyen, l'attribuzione della colpa come molestia verso qualcuno e come DERESPONSABILIZZAZIONE di sé, è un trattamento NON paritario. Una totale MANCANZA di RISPETTO.

In chi ne è esposto causa: indebolimento della fiducia, mancanza di credo nei propri progetti e in se stessi, caduta dell'autostima, pesantezza mentale. Depressione.

"Si tratta di un processo che colpisce un'area dentro di noi difficile da difendere." (Cit.)

L'utilizzo quotidiano del senso di colpa rientra comunque nelle molestie perverse, siano esse di coppia o familiari. Causano nella vittima confusione, rinuncia, dubbio, stress, paura, isolamento. Ed è questa la trappola che fa CADERE lentamente sotto il POTERE del proprio RICATTATORE.

Come scrive M.F. Hirigoyen:

"Siamo nell'ambito di una logica di abuso di potere in cui il più forte sottomette l'altro. Il perverso 'sa'. Ha ragione e cerca di trascinare l'altro nel suo terreno (....) Deve avere ragione perché ha l'aria di sapere quello che dice. In questo modo i perversi narcisisti attirano partner insicuri. (...) si instaura un processo di dominazione: la vittima si sottomette, è soggiogata, controllata, travisata. E se si ribella se ne sottolineerà l'aggressività e la cattiveria."

Perciò, quando ci si accorge di vivere un senso continuo di oppressione, dovuto ad un meccanismo di 'senso di colpa indotto', occorre parlarne con qualcuno. Con un amico, una persona fidata, meglio se uno specialista o una persona competente in materia: parlarne in terza persona aiuta a vivere con distacco la storia, a vedere l'altro con più lucidità, a vivere la situazione con minor sofferenza e maggior liberazione. E questo è l'unico modo per riuscire prendere consapevolezza e a capire la situazione per quella che realmente è: un attacco alla nostra ANIMA.

E' nostro DOVERE, come primo passo, prendere le dovute precauzioni rafforzandoci psicologicamente. Mettere fine alla sofferenza che procura il senso di colpa, significa LIBERARSI da catene che impediscono la nostra evoluzione.

"In quei momenti, quando Max giocava con i miei sentimenti e con la mia anima, io mi rotolavo in una muta disperazione. Dentro di me sentivo esplodere urla sorde, pensavo i pensieri più bassi, gli auguravo le cose peggiori che avrei potuto augurare ad un nemico in tutta la mia vita. Diventavo il peggio che c'era in me e a volte scorgevo chiaramente il demone che mi abitava e che, grazie a Max, sarei potuta diventare. Ma per fortuna ho sempre lasciato vincere il giorno, in qualsiasi buio io abbia attraversato nella vita, ho sempre lasciato parlare la LUCE."

- "L'innocenza" del MALE - un libro per donne innamorate di diavoli - Noà Visentin (Caosfera Edizioni - seconda ristampa 2017)