VIOLENZA: lotta di POTERE fra DONNE e UOMINI

03.12.2018

Più ne scrivo a riguardo e più me ne accorgo: oggi persino gli argomenti VIOLENZA e ABUSO sono diventati un pretesto per litigare nonché una lotta di potere fra chi ha sofferto di più tra uomini e donne.

L'abisso che per molti si è spalancato di fronte a umiliazioni, mortificazioni, maltrattamenti psicologici e violenza fisica, è diventato uno scenario da Top Ten su chi abbia ricevuto più abusi e chi - a ragion d'esser protetto - viene invece colpevolizzato di averne  commessi a metà col proprio carnefice, senza giungere mai a capo di una tragica situazione della nostra epoca.

Comunemente raggruppati in blog, gruppi social, pagine di auto-aiuto, associazioni, team di esperti, volontariato, anziché giungere ad un accordo fatto di dialogo e soluzioni che liberino l'ESSERE UMANO dal VELENO del MALE, si assiste ad una vergognosa sopraffazione crescente di due nuovi tipi di NARCISISMO, a mio avviso: quello delle vittime che litigano a ragion del proprio sesso, mettendo in piazza tutte le molestie ricevute per un meritato "e io di più"; mentre esperti del ramo si disgregano, si calunniano vicendevolmente, fanno business sulle sofferenze, e solo pochissimi INFORMANO, DIFENDONO e PROTEGGONO cercando di spiegare che la VIOLENZA NON ha limiti di età, nè sesso ed è quindi BI-DIREZIONALE.

I termini "giusti", anziché i FATTI

E' corretto dire che tutti devono guadagnare per il lavoro che svolgono a riguardo: non si vive di solo no profit. Guadagnare tuttavia significa lavorare, NON lucrare sulla VIOLENZA. Lavorare significa impegno, NON calunnia per sopraffare il "collega"; significa morale ed etica, NON diffamazione per paura del "nuovo" che si delinea all'orizzonte; significa COLLABORAZIONE e non competizione, quando si tratta di ESSERI UMANI che soffrono.

Invece, sembra che la più parte svolga un buon lavoro iniziale per poi farsi ammorbare dall'esaltazione del successo, innescando guerre inutili alle virgole e alla parola giusta o al termine esatto, anziché lottare PER il perseguimento di leggi GIUSTE, di regole SANE. C'è bisogno di obiettivi che permettano alle persone di NON essere costrette ad eterni NO CONTACT per difendersi dal proprio "aggressore", e di spalancare la porta di casa non con il terrore di un soldato che va in guerra, bensì di ritrovare fiducia nelle relazioni, speranza nel prossimo e vivere col CUORE APERTO anziché nella rabbia delle ferite inferte dalla VIOLENZA che consuma ogni traccia di umanità.

E se proprio vogliamo usare i termini ESATTI, comincerei col dire che chi subisce VIOLENZA o ABUSI non sono uomini, o donne ma sono ESSERI UMANI IN BUONA FEDE. Si tratta di persone che NON sempre sono dipendenti affettive ma che nella maggior parte dei casi sono ANIMATE da grandi valori quali: la lealtà, l'onestà, la fedeltà, motivo per cui sono state scelte dall'ABUSANTE. Persone che si chiedono sempre più spesso "perché a me?"

Volete sapere perché?

Vediamolo insieme….

"Perché a me?"

Spesso le vittime di relazioni ABUSANTI e VIOLENTE si chiedono, una volta uscite dalla relazione: "perché a me?", sentendosi rispondere che è un fattore di co-dipendenza, di simbiosi col carnefice, di sindromi da crocerossina o buon samaritano, o di paura a distaccarsi da una dinamica abitudinaria, trascurando il vero perché.

"PERCHE' IL PROBLEMA  VIOLENZA E ABUSO  NON  E' STATO  RISOLTO. Perchè le personalità maltrattanti hanno scoperto la falla nel sistema e la stanno usando a proprio vantaggio. E quindi: oggi a te, domani a me, e dopodomani a qualcun altro. Ecco perché!"

E' una continua lotta di sopraffazione fra uomini e donne, fra uomini e uomini, e tra donne e donne: una linea di predominio di menti arroganti, ignoranti e prepotenti che per un briciolo di "potere", o per successo, o per concorrenza, o per indole, o per inclinazione, usano la malevolenza, l'invidia, la cattiveria, l'odio represso per ottenere il "possesso" di titoli, cose e persone.

E' quella stessa lotta tra poveri diavoli che oggi, pur combattendo contro la violenza, vede uomini e donne scagliarsi gli uni contro le altre gareggiando su abbia sofferto di più (da parte delle vittime) o su chi sia il più acclamato e richiesto (tra gli esperti). Si chiama COMPETIZIONE: è una guerra in piena regola ed è sempre la "cara e vecchia" violenza che porta un abito diverso mettendoci alla prova, per vedere se abbiamo compreso tutti i suoi travestimenti e inganni.

E chi lo sa a chi toccherà risolvere la grande piaga che si sposta di parola in parola, di virgola in virgola, e che segna cuori e animi con intenzioni e gesti avvelenati senza mai trovar posa.

Che sia un compito delle donne?


Articolo di: Noà Visentin